


Echoes of Aincrad è l’ennesima dimostrazione di quanto sia complicato tradurre in un videogioco solido la fascinazione di un’ambientazione celebre e amatissima. L’idea di affidare al giocatore un proprio avatar, la cura riposta nel sistema di combattimento e nei compagni IA, assieme allo smembramento dei nemici e alle boss fight, raccontano di un team di sviluppo, Game Studio, che sapeva bene cosa voleva ottenere.Peccato che tanta bravura e buona volontà finisca con l’arenarsi inevitabilmente su un level design ingabbiato, un’IA nemica poco reattiva, un protagonista muto difficile da apprezzare e una manciata di scelte di design (alcune giustificabili dal contesto, altre no) discutibili. Per i fan di lungo corso della saga, che troveranno comunque il miglior capitolo videoludico mai realizzato finora per il franchise, il viaggio ad Aincrad vale la pena di essere intrapreso.Per chi invece si avvicina da neofita o cerca un ARPG capace di reggere il confronto con il meglio del genere, la delusione è dietro l’angolo. Come già successo altre volte, è un titolo realizzato da appassionati e rivolto ad appassionati, nel bene e nel male.
NBA The Run è un progetto che parte da un’idea interessante: portare il basket di strada in una forma più immediata e accessibile. Tuttavia tra mancanza di tutorial, meccaniche non sempre solide e una profondità limitata, il risultato finale proposto dall’opera di Play by Play Studios appare acerbo. L’anima arcade c’è, ma non sempre riesce a trasformarsi in un’esperienza davvero convincente o soddisfacente sul lungo periodo. Rimane un titolo che potrebbe trovare il suo pubblico, ma che al momento lascia più dubbi che entusiasmo.

Disciples: Domination è un titolo che si impegna con decisione a essere “corretto”. E in questo riesce: è una strategico solido con elementi RPG ben integrati. Ciò che è mancato da parte di Artefacts Studio, però, è il coraggio. Manca una visione artistica forte, manca quella profondità capace di trattenere il giocatore oltre una singola run della campagna. Siamo convinti che molti faticheranno ad arrivare ai titoli di coda anche solo una volta, logorati da una progressione che tende a ripetersi più che a sorprendere. Per i fan del predecessore resta comunque un acquisto quasi obbligato, una continuazione naturale dell’esperienza precedente. Per tutti gli altri, invece, è un prodotto nella media: consigliabile sì, ma solo in occasione di un primo, sostanzioso sconto.
Cult of the Lamb: Woolhaven è un DLC che sfiora i confini del sequel. Aggiunge nuovi sistemi, amplia la storia, introduce un’ambientazione memorabile e offre abbastanza contenuti da tenere impegnati per molte ore. L’unico vero limite è il punto in cui si sblocca: arrivare a Woolhaven richiede di aver completato quasi tutto il gioco base, e questo potrebbe scoraggiare chi non ha un salvataggio avanzato. Ma per chi ha già guidato il proprio culto fino alla fine, la nuova espansione realizzata da Massive Monster è un ritorno perfetto: impegnativo, ricco di idee e capace di dare nuova vita a un endgame che, senza di esso, rischiava di perdere mordente. Un’espansione costruita con cura, che dimostra quanto Cult of the Lamb abbia ancora parecchio da dire.
Solo Leveling: Arise Overdrive avrebbe potuto e dovuto rendere molta più giustizia a Sung Jinwoo e in generale all’opera, esaltando tutto ciò che di fatto riesce a offrire tanto tra le pagine della light novel quanto tra i frame dell’adattamento animato. Netmarble ha provato a distanziarsi dalla struttura gatcha introducendo dei sistemi di gioco che, però, a conti fatti riescono quasi a far rimpiangere la versione del titolo originale mobile, che ricordiamo essere gratuito a differenza di questa versione riveduta e migliorata, almeno sulla carta.La scelta di puntare quasi esclusivamente sulla componente action dell’opera di riferimento risulta comprensibile (anche se non del tutto condivisibile). Peccato però che il risultato non sia propriamente dei migliori, visto che al netto di una buona presentazione audiovisiva il gameplay, seppur divertente nel complesso, diventa presto ripetitivo oltre che assoggettato da alcune scelte di design quantomeno discutibili. Resta comunque un must have per i fan del Monarca delle Ombre.
Sacred 2 Remaster è un titolo che parla soprattutto ai nostalgici. Per chi ha amato l’originale, può essere un modo per rivivere Ancaria con qualche ritocco. Ma per chi cerca un ARPG moderno, l’impressione sarà quella di un’esperienza frustrante e datata. Non basta ripulire un vecchio classico per renderlo attuale: serviva un lavoro più profondo, una vera ristrutturazione del gameplay e della narrativa. Così com’è, questa remastered è un’occasione mancata. Ci ha fatto piacere poter tornare ad Ancaria, rivedere le classi e ascoltare i Blind Guardian. Ma dopo qualche ora, la nostalgia ha lasciato spazio alla consapevolezza che certe magie, evidentemente, non si possono ricreare tanto facilmente.
Hot Wheels Let’s Race: Ultimate Speed nasce con buone intenzioni e un riferimento forte come la già accennata serie targata Netflix, ma il risultato finale non riesce a convincere. L’anima arcade e spensierata del marchio è presente solo in superficie: le gare sono brevi, prevedibili e prive di quella fisicità e libertà che avevano reso entusiasmanti i capitoli targati Milestone. La scelta di Bamtang Games di puntare su un’impostazione più narrativa e colorata non basta a compensare i limiti strutturali, la fisica discutibile e un feedback dei comandi tutt’altro che preciso.La grafica e il sonoro contribuiscono a un quadro complessivo modesto, che probabilmente divertirà i più piccoli per qualche ora, ma lascerà insoddisfatti tutti gli altri. Nel complesso, possiamo affermare quanto si tratti di un titolo che fatica a trovare la propria identità: né pienamente arcade, né davvero fedele all’adrenalina tipicamente offerta dal brand. Una corsa che parte con entusiasmo, ma finisce per deragliare molto prima del traguardo, lasciando dietro di sé più plastica che passione.
The Lonesome Guild non è un titolo che rivoluziona il genere, ma uno che lo “umanizza”. I ragazzi di Tiny Bull Studios hanno creato un’esperienza che parla di legami, di assenze, di tentativi. È un gioco che vi accompagna, non vi trascina. Che vi ascolta, non vi giudica. E che vi lascia qualcosa anche dopo i titoli di coda. Con una narrazione sincera, un gameplay che valorizza la relazione, un comparto artistico curato e una colonna sonora che sa quando tacere, è un prodotto che merita il suo posto tra le esperienze più toccanti dell’anno. Non è perfetto, ma è profondamente vero. E in un medium che spesso confonde spettacolo con significato, questa verità vale davvero molto.
Story of Seasons: Grand Bazaar si conferma un remake riuscito, capace di rinnovare un classico senza snaturarne l’identità. A differenza di altri episodi della saga come Friends of Mineral Town, Pioneers of Olive Town o A Wonderful Life, qui il cuore dell’esperienza non è solo coltivare, ma anche vendere e scambiare, rendendo il giocatore tanto agricoltore quanto mercante. Quello di Marvelous Inc è un titolo che premia la costanza, la cura e il desiderio di costruire una piccola vita serena in un villaggio ventoso e accogliente. Chi cerca un’esperienza rilassante e longeva troverà qui ore e ore di puro conforto videoludico, con un cast di personaggi interessanti e amichevoli che renderanno il soggiorno più che gradevole.
Lost Soul Aside è il frutto di una visione ambiziosa che riesce in gran parte a concretizzarsi. L’opera di UltiZero Games, supportata da Sony, dimostra come il panorama videoludico cinese sia pronto a competere su scala mondiale, proponendo un titolo che combina azione mozzafiato, estetica affascinante.Certo non è un titolo perfetto, e alcune scelte narrative unite a un lato tecnico zoppicante potrebbero far storcere il naso. Ma la forza del combat system ne fanno un’esperienza da non perdere per chi ama gli action ad alta intensità. È un viaggio che mette alla prova abilità, riflessi e concentrazione, e non possiamo che raccomandarlo vivamente.
Yasha: Legends of the Demon Blade è un titolo che osa dal punto di vista estetico e tenta di proporre un sistema di combattimento profondo, inserito in un contesto narrativo evocativo. Le prime ore di gioco riescono a impressionare e coinvolgere, ma col passare del tempo emergono i limiti strutturali che ne intaccano il potenziale. La scarsa varietà dei potenziamenti e la presenza di meccaniche sotto-sfruttate come il parry e l’attacco pesante, unita a una progressione che perde presto mordente, impediscono al gioco di raggiungere l’eccellenza.Non possiamo negare il fascino dell’ambientazione e la cura stilistica dell’opera di 7Quark, ma quando il gameplay stesso inizia a perdere di freschezza e significato, anche la bellezza diventa una maschera fragile. Ci siamo ritrovati a combattere per abitudine più che per desiderio, e in un roguelite questo è un chiaro segnale d’allarme.

Il porting di Age of Empires II: Definitive Edition su PS5 è un’operazione riuscita, ma prudente. Infatti riesce a mantenere intatto tutto il fascino della versione Pc originale, adattandolo con cura e intelligenza ai limiti del controller. Non ci sono stravolgimenti né sorprese, ma l’esperienza offerta è completa, stabile e perfettamente godibile da chi desidera affrontare campagne storiche complesse anche dal divano. La nuova espansione The Three Kingdoms è un’aggiunta benvenuta, ben scritta e coinvolgente, anche se da sola non basta a motivare un nuovo acquisto per chi ha già l’edizione PC. In definitiva, è un titolo consigliato soprattutto a chi scopre la serie per la prima volta o desidera un’esperienza più rilassata, pur senza rinunciare alla profondità.
Con Steel Seed il team di Storm in a Teacup ha davvero seminato tanto. Il titolo combina tre approcci di gioco distinti (furtività, esplorazione-platform e combattimenti action), senza rivoluzionarli ma riuscendo comunque a integrarli in maniera armoniosa o quantomeno funzionale all’esperienza complessiva.A rimanere impressa è in particolare la componente stealth, arricchita dalla sinergia tra Zoe e Koby, mentre le sezioni action restano da perfezionare. Peccato non poter dire lo stesso sulla trama, che pur risultando interessante finisce con l’utilizzare cliché visti e rivisti, e non riesce a dare quel quid in più che avrebbe potuto fare la differenza. In ogni caso, è un titolo che merita considerazione e che ci auguriamo possa avere il giusto successo.
Ender Magnolia: Bloom in the Mist conferma quanto di buono visto durante l’accesso anticipato, ponendosi sul mercato come un ottimo metroidvania. Un secondo capitolo, quello di Adglobe e Live Wire, capace di espandere e migliorare la già ottima formula del predecessore con nuove meccaniche e un comparto artistico di altissimo livello. Nonostante qualche problema di bilanciamento della difficoltà e di navigazione nel mondo di gioco, l’esperienza complessiva rimane estremamente coinvolgente, soprattutto per gli appassionati di atmosfere oscure e malinconiche. Se avete amato Ender Lilies: Quietus of the Knights o in generale siete alla ricerca di un metroidvania tanto affascinante quanto impegnativo, siete nel posto giusto.
Freedom Wars Remastered riesce a modernizzare un classico di culto senza stravolgerne l’essenza. Sebbene non riesca a risolvere tutti i problemi/limiti dell’originale, offre un’esperienza unica e avvincente, soprattutto se giocato in compagnia. Grazie a un gameplay coinvolgente, una colonna sonora dinamica e un’ambientazione affascinante, il titolo di Dimps Corporation e Japan Studio rappresenta una solida aggiunta alla libreria di ogni appassionato di ARPG. Tuttavia i difetti ereditati dalla versione PS Vita, come la ripetitività delle missioni e una narrativa non pienamente sviluppata, potrebbero limitarne l’attrattiva per alcuni giocatori.
Il ritorno di Metal Slug Tactics in salsa “RPG da tavolo” a turni ha saputo dimostrare amore per le sue origini, proponendo nuove meccaniche per il genere, adattate ai classici run & gun della serie. Si incastra quasi tutto in modo equilibrato: o più precisamente, possiamo dire gli alti e bassi si compensano. Strategicamente il titolo richiederà pazienza e molta premeditazione in livelli che spesso saranno volutamente punitivi per spingere al riavvio, da qui il lato roguelite. Una longevità decisamente vasta sarà invece alimentata da camionate di sfide e materiale da sbloccare con cui conoscere il passato dei nostri eroi.Certo qualche extra sulla lore di gioco si poteva aggiungere, o almeno dei dialoghi personalizzati con l’eroe scelto durante la campagna, che su certi frangenti poteva offrire di meglio. Per fortuna la pixel art è la stessa che abbiamo imparato ad amare, solo da una nuova prospettiva, così come il sonoro ispirato degnamente, anche se non leggendario come l’originale. Una creazione, quella di Leikir Studio, sicuramente appassionata ma minata da diversi problemi di natura tecnica, oltre un generico caos visivo che richiederanno una certa pazienza da parte del giocatore..IlVideogioco.com est un site internet de jeux vidéo édité en Italie
60 058
jeux référencés
272 532
notes de presse
11
membres
8
avis des membres
23 773
jeux classables
2
contributions
189M
avis des stores
12
succès débloqués