


The Sinking City 2 - e questo non bisogna mai dimenticarlo - nasce, cresce e si sviluppa proprio durante un conflitto che ha coinvolto tutti gli sviluppatori, con alcuni di essi che hanno dovuto abbandonare il team per partire al fronte e altri ancora che hanno perso le proprie abitazioni e parte delle proprie famiglie. All'acquirente finale questo potrebbe non interessare, poiché a ragion veduta vuole soltanto pagare un gioco per quello che effettivamente è la sua condizione finale, senza voler sentire nessun'altra argomentazione che sfoci in altri ambiti. Allo stesso modo, non si vuole affatto dire che le mancanze tecniche siano dovute alle conseguenze del conflitto, perché di fatto Frogwares ha sempre dimostrato negli anni di avere qualche difficoltà di troppo nella realizzazione tecnica delle proprie opere. Eppure The Sinking City 2 è diverso. Lo è perché a dispetto degli inciampi, delle incertezze, di qualche goffaggine di troppo e di qualche ingenuità poco perdonabile, si rivela in ultima battuta un survival horror che supera in modo netto ciò che ci si potrebbe aspettare da quel budget e da quel gruppo di uomini che sbaglia qualcosa a livello tecnico ma che nonostante ogni avversità tira fuori dal cilindro un survival horror di buona caratura. E ripetiamo ancora una volta, qualora non fosse chiaro, che The Sinking City 2 ha un cuore immenso, assieme a una capacità di incollare fino alla fine tanto l'amante del genere, quanto il giocatore che propende per le avventure con toni oscuri che sfociano nel fantastico. Probabilmente, alla luce di quanto detto, potreste anche voler togliere mezzo voto a questa valutazione, ma noi abbiamo voluto premiarlo. Se amate il genere e avete intenzione di supportare un team di sviluppo che nei survival horror diventa d'improvviso uno dei più interessanti, allora avrete ben compreso dove bisognerebbe rivolgersi.
Nel complesso, Marvel Tokon: Fighting Souls prova a offrire qualcosa a ogni tipo di giocatore. Dalla storia alle sfide arcade, passando per allenamento, tutorial, modalità online casual e competitive, l'offerta è decisamente più ricca di quanto possa sembrare a un primo sguardo. È soprattutto questa varietà a permettere al particolare sistema 4 contro 4 di esprimersi in contesti differenti, lasciando al giocatore la libertà di scegliere se imparare, sperimentare, affrontare gli amici o lanciarsi nella competizione online. Su PC i problemi non sono trascurabili ed è necessario un intervento importante, se si vuole appaiare questa versione a quella console. Quello che vedete in calce è insomma il voto dato alla sola edizione PS5, mentre al momento sconsigliamo di acquistare quella PC. Al di là di tutto ciò, Marvel Tokon: Fighting Souls è un picchiaduro molto onesto e sufficientemente articolato, capace di soddisfare in larga misura entrambe le fasce di pubblico a cui si rivolge, pur concedendo dei compromessi che non lo fanno svettare sui mostri sacri del genere.
Beast of Reincarnation propone un mondo affascinante, una storia misteriosa che si dipana con ritmo efficace e qualche colpo di scena ben assestato. L'opera di Gamefreak mette sul piatto anche un gameplay e un sistema di combattimento sorprendenti, benché non propriamente originali, usando come contorno una progressione ludica ben cadenzata, e un livello di sfida bilanciato. Pur con i suoi difetti, ci ha sorpreso in positivo, dato che si tratta di un gioco dalle molte anime: immediato e d’impatto, ma anche riflessivo e delicato. Davvero una bella prova.
Sword Art Online Echoes of Aincrad avrebbe dovuto mostrare un lato più oscuro rispetto ai precedenti titoli con protagonisti Kirito e i suoi alleati. In un certo senso, in realtà, ci riesce, con una direzione artistica più cupa, location con più dettagli e modelli più curati, realistici e meno patinati. Inoltre, per un fan sfegatato di SAO immergersi in un giocatore, affrontare l'inizio dell'epopea partendo da zero, combattere con un sistema di lotta più "skill based" che in passato, e perciò meno automatizzato è galvanizzante. Poi, però, questa idea si scontra con limiti tecnici e concettuali evidenti, con un level e un game design più pigri del previsto. Nelle 40 ore necessarie a completare l'avventura, si avverte dunque un gameplay loop molto ridondante e non sempre adeguatamente rifinito. Peer quanto ci riguarda, dunque, Echoes of Aincrad è adatto solo ai fan sfegatati di SAO.
Assassin's Creed Black Flag Resynced funziona perché rappresenta un'ottima sintesi tra passato e presente della saga. Non tutto scorre in modo liscio: le aggiunte narrative sono interessanti sulla carta e introducono elementi di gameplay divertenti, ma peccano da un punto di vista della messinscena. La formula ludica, invece, soffre un po' per via di alcuni elementi mutuati e trascinati dall'era RPG, in particolare il combattimento. Tutto il resto, dalla grafica, allo stealth, al parkour passando per l'esplorazione e le fasi navali, è figlio di un'evoluzione e un ammodernamento coerenti e rispettosi dell'esperienza originale. Tutto sommato, Resynced è una vittoria sia per Ubisoft sia per i giocatori: perché, dopo tanti anni, ci ritroviamo tra le mani un gioco che può definirsi degno di chiamarsi Assassin's Creed.
Malgrado il fatto che per qualcuno la formula da rail shooter possa apparire un po' anacronistica (dal momento che il mondo dei videogiochi è mutato parecchio nei 30 anni passati dal lancio dell'originale StarFox 64 e il genere sia un po' finito nel dimenticatoio), si tratta comunque di un'esperienza che ancora oggi risulta piuttosto entusiasmante e capace di divertire, nonché del miglior modo possibile per sperimentare un autentico classico dei videogiochi. Il gameplay, pur non presentando alcuna novità di rilievo, appare ancora abbastanza gradevole e responsivo. In buona sostanza, che siate completamenti digiuni della saga di Star Fox o dei veterani di lungo corso, non possiamo che consigliarvi caldamente questa nuova edizione, specie considerando il prezzo contenuto a cui viene proposta.
Se avete sempre sognato di calcare l'ottagono, questo nuovo capitolo è la porta d'ingresso perfetta. La cura nel differenziare la postura di ciascun atleta, il peso di ogni colpo e il logoramento che condiziona la gestione del match alzano l'asticella intellettuale dello scontro e fanno dello striking il vertice mai toccato prima dalla serie. Pesano però una lotta a terra rigida e un sistema di sottomissioni non ancora convincente, che negano al titolo lo statuto di simulazione completa, mentre il Flow State fotografa quanto sia arduo far convivere lo spettacolo con il rigore della simulazione. Il lascito più interessante, comunque, sta altrove. Grazie alla Hall of Legends, il videogioco sportivo smette di essere pura simulazione astratta e si fa strumento per studiare e celebrare la psicologia e le radici dei campioni. UFC 6 non è la simulazione di MMA definitiva, e in alcune sue parti il margine di crescita resta ampio, ma è il capitolo migliore finora, e il primo che prova davvero a raccontare in maniera convincente l'uomo dietro al lottatore.
I punti di forza di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales sono piuttosto evidenti, e pur configurandosi come un'opera fortemente derivativa riesce a rievocare subito lo stile unico che Team Asano e i gli studi di sviluppo associati hanno ben impresso in tutti gli altri giochi di successo usciti in questi anni. Pur non avvicinandosi alle eccellenze di Bravely Default o ad alcuni picchi visti negli Octopath o Triangle Strategy, il nuovo progetto di Square Enix dimostra grande carattere e solidità, ma per ambire alla vetta servirà in futuro la necessità di adagiarsi meno sugli allori.
007 First Light è proprio come il suo protagonista: carismatico, energico, divertente, affascinante; nonché impetuoso, esagerato e acerbo. Fa ciò che vuole fare, ossia divertire in ogni modo possibile. Porta a termine la sua missione con qualche caduta di stile e senza passare inosservato. Magari mettersi così in mostra non è proprio l'ideale per una spia, ma per un videogioco è un pregio non da poco. La luce di questo nuovo e bravissimo James Bond non è dunque né fievole, né abbacinante. È semplicemente luminosa quanto basta per irradiare con ottimismo il futuro videoludico di 007.
Yoshi and the Mysterious Book chiude una sorta di trilogia cominciata nel 2015 con Woolly World e proseguita con il Crafted World di quattro anni dopo: ad accomunare i titoli c'è la voglia di attirare un pubblico di giovanissimi puntando all'estrema accessibilità di un gameplay in cui non è previsto il gameover ed il platforming è indulgente. Il nuovo gioco Nintendo sposta il focus dal movimento all'esplorazione proponendo scenari in cui sbizzarrirsi analizzando tutti i modi in cui le creature dentro Sapienzo si rapportano a Yoshi ed al mondo intorno a loro. La visione artistica fondata sulla carta e sui colori pastello è molto gradevole, ma il level design semplice ed un sound design troppo timido potrebbero appiattire l'esperienza per l'utenza più matura, la quale è però ripagata con una manciata di capitoli conclusivi che sembrano finalmente liberi dal giogo dell'accessibilità a tutti i costi. Variegati, liberi e sfrenati, questi livelli hanno il potere di far tornare bambini con le loro invenzioni imprevedibili, ampliando l'offerta di un'opera che riesce così a dialogare con generazioni di videogiocatori molto lontane tra di loro.
Tirando le somme, LEGO Batman: L'Eredità del Cavaliere Oscuro riesce nell'arduo intento di omaggiare la leggendaria figura di uno dei personaggi più iconici della storia del fumetto con un prodotto onnicomprensivo capace di riassumere in sé praticamente tutte le anime del Crociato di Gotham City. A questo si aggiunge un sistema ludico di buona fattura, in larga parte mutuato dalla trilogia di Arkham di Rocksteady Studios, e un'impostazione open world nutrita e ben calibrata che potrebbe tenervi impegnati per svariate ore anche dopo aver completato l'avventura principale. Al di là di qualche piccola sbavatura nel gameplay e di bossfight meno emozionanti di quanto fosse lecito aspettarsi, l'ultima creatura di TT Games è un'accorata dichiarazione d'amore all'indirizzo della leggenda di Batman, impreziosita da un senso dell'umorismo sagace e mai banale. Se siete fan del Pipistrello, non potete lasciarvelo sfuggire.
Forza Horizon 6 regala un'esperienza in piena continuità ludica con quella del precedente capitolo, ma questa non vuole essere una critica. Il gameplay loop alla base dell'avventura su quattro ruote crea ancora dipendenza, tra le sue competizioni adrenaliniche, le catene di abilità e il car collecting. A pesare sulla valutazione finale è stata certamente la costruzione della campagna, che coi suoi eventi principali ci ha sorpreso poche volte. In compenso, le Escursioni e le Storie ci hanno dato modo di scoprire più nel dettaglio il Giappone di Playground Games e diverse delle attività che offre. Se a ciò aggiungiamo la ricca componente multiplayer che prolungherà la permanenza degli utenti nel mondo di gioco o il vasto ventaglio di possibilità creative offerto dalla produzione, non possiamo che dirci fiduciosi sul suo successo a lungo termine.
La Dark Pictures Anthology riprende il suo corso da alcune certezze - l'impronta horror, il focus sulla trama ed i personaggi, i bivi narrativi - e da importanti novità, su di tutte una nuova ambientazione e rinnovate modalità di gameplay. Purtroppo questa voglia di innovare non si è compiuta fino in fondo, perché le meccaniche stealth di Directive 8020 sono troppo basilari per sorreggere il gran numero di sequenze che ne fanno uso, e l'ambientazione fantascientifica rimane ancorata a stilemi di ordinarietà che impediscono al titolo di distinguersi dalla massa. La narrazione non riesce a costruire la gravità che dovrebbe contraddistinguere una missione di salvataggio per l'intera razza umana, ma si riprende leggermente con un finale da body horror ed una trovata conclusiva interessante. La nuova mappa basata sui Punti di Svolta è una manna per i completisti, che finalmente possono esplorare ogni anfratto della storia senza dover ripetere inutilmente interi capitoli, mentre sul fronte grafico e prestazionale Supermassive ha fatto un buon lavoro, nonostante la piattezza dell'art design.
Neverness To Everness è un prodotto forse troppo ambizioso, che prova a fare un po' di tutto senza però eccellere davvero in nessun aspetto. Tutte le componenti di gioco risultano infatti godibili, ma nessuna di queste lascia il segno e si finisce per apprezzare principalmente la varietà dell'offerta più che la sua qualità. Tutto ciò si traduce in un'esperienza che risulta sicuramente divertente per le prime ore di gioco, ma che rischia di inciampare nel tentativo di tenere alta l'attenzione sul lungo periodo. Adesso quindi sta agli sviluppatori riuscire nell'impresa con un supporto post-lancio che possa al tempo stesso aggiungere contenuti e migliorare quelli già disponibili.
In buona sostanza, Milestone sta continuando a edificare sulla indovinata doppia formula che ha sancito una sorta di rinascita per il brand videoludico di MotoGP e lo ha fatto con un capitolo capace di parlare tanto ai neofiti quanto ai veterani della prima ora. Il nuovo modello di fisica funziona e convince; la nuova Carriera rappresenta un netto punto di cesura con i trascorsi del franchise (sebbene presenti ancora qualche margine di miglioramento); la modalità Race Off è divertente ed include finalmente anche le moto da strada. Se siete appassionati di MotoGP o state solo cercando un titolo che possa alimentare il vostro pilota interiore, l'edizione di quest'anno del simulatore sportivo di Milestone potrebbe fare al caso vostro.
Aphelion conferma l'eterogeneità di Don't Nod e la sua volontà di non restare confinata a un solo genere, spingendosi ovunque la fantasia dello studio senta il bisogno di arrivare. Tuttavia, l'avventura sul pianeta Persephone, tanto nelle componenti ludiche quanto in quelle narrative, finisce per scalfire solo superficialmente il ghiaccio di cui è composta, senza mai romperlo davvero. Ne emerge un'opera che prova a intrecciare sopravvivenza, responsabilità e legami umani sullo sfondo di una crisi ambientale, ma che fatica a sviluppare fino in fondo le proprie intuizioni. Resta comunque un'esperienza interessante, soprattutto per quella fetta di pubblico che cerca una storia di fantascienza più intima e credibile.
Nel complesso, Saros riesce a costruire un’identità chiara e coerente, anche quando non tutte le sue soluzioni convincono fino in fondo. Housemarque spinge forte sull’evoluzione rispetto a Returnal, ampliando la componente narrativa, rafforzando la progressione e introducendo sistemi che cercano di rendere l’esperienza più modulabile e meno punitiva, senza però snaturarne la natura roguelike. L’Eclissi, con la sua corruzione e il suo impatto costante su gameplay e atmosfera, resta il vero centro nevralgico dell’esperienza: una meccanica che non si limita a fare da sfondo, ma che entra in ogni scelta, ogni combattimento e ogni rischio. Non tutto è perfettamente bilanciato — alcune meccaniche risultano più dure del necessario e altre meno rifinite rispetto all’ambizione generale — ma il risultato finale è comunque quello di un gioco che sa quando essere spettacolare e quando stringere la morsa. E quando Saros funziona davvero, lo fa alla grande: trasformando ogni run in un equilibrio instabile tra controllo e caos, tra decisione e improvvisazione. Una formula che non sempre è indulgente, ma che difficilmente lascia indifferenti.
Ci siamo chiesti spesso "come si gioca" a Tomodachi e la risposta è che, forse, è Tomodachi a giocare con noi e non viceversa. Sono i Mii a proporci attività che li riguardano e a chiederci modifiche al loro stile di vita, vestiario, alimentazione e interazioni con gli altri Mii; mentre noi, d'altro canto, ci gustiamo le loro reazioni e costruiamo (nel vero senso della parola) per loro un ambiente confortevole nel quale possono esprimersi al meglio, anche quando non li stiamo guardando. La varietà, per forza di cose, scema con il passare del tempo e una volta costruito il proprio paradiso, sbloccati tutti gli arredi urbani e viste la maggior parte delle situazioni, la ripetitività inizia a farsi sentire. I più creativi potrebbero trovare ancora qualche gioia nell'editor di disegno, o ideando nuovi Mii, ma l'entusiasmo non sarà comunque lo stesso. Crediamo fermamente serva un prospetto di integrazioni "made by Nintendo" per allungare la vita di Tomodachi Life, come già è stato fatto per Animal Crossing New Horizons. Nel frattempo, il delizioso Tamagotchi-Mii della casa di Kyoto è comunque capace, come il predecessore ma con più strumenti, di divertire e sorprendere chi fosse in cerca di una risata e qualche assurdità, come il matrimonio tra la propria nonna e Hideo Kojima. Storia vera, almeno sulla nostra isola...Everyeye.it est un site internet de jeux vidéo édité en Italie
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